Volti e Voci
Scritto da Antonio Spinelli
Ricevo e volentieri pubblico la lettera che mi è arrivata da un arbitro. Ritengo possa essere uno strumento di riflessione per tutti noi. Oltre ai "Volti" che ci hanno accompagnato nelle recenti fasi finali, mi piacerebbe raccogliere anche le "Voci" di atleti, dirigenti, arbitri, tifosi, genitori presenti a Lignano e che abbiano voglia di regalarci la loro testimonianza. Ai "Volti" uniremo le "Voci" in un grande puzzle. Chi vuole può scrivermi al mio indirizzo: presidentenaz.fiwh@gmail.com. Una volta raccolte tutte le testimonianze saranno inserite nel sito.
Caro Antonio,
è passato qualche giorno dalla fine del campionato e io mi ritrovo in quel momento in cui ripenso con maliconia e gioia a quei giorni. Giorni di duro lavoro per tutti, ma indubbiamente anche di festa. La ripresa è dura perché con la mente sono rimasto, ma penso non solo io, ai giorni trascorsi a Lignano. Che bello che e’ passare il tempo con Amici con i quali si condividono solo pochi giorni durante l’anno ma che, le emozioni condivise, la profonda stima e l’affetto ce li rendono particolarmente vicini.
L’edizione di queste finali erano i "Volti". "Volti" che in realtà sono persone, persone normali ma speciali e che grazie a loro possiamo comprendere e conoscere al meglio il mondo del wheelchair hockey. Non vorrei farti dei nomi per non offendere nessuno, volevo solo segnalarti i miei volti, quei volti che sono ancora freschi nella mia testa.
Il volto che ricordo con maggiore affetto è quello della squadra di Bolzano. La "squadra simpatia" e rivelazione del campionato. Che sorpresa veder tifosi cosi caldi e colorati, chi se lo immaginava dalla "fredda" Bolzano...?? e i giocatori, mix perfetto tra esperti e giovani alle prime "mazze", ragazze e ragazzi guidati in campo da un Signor giocatore che ha e trasmette entusiasmo, carisma, voglia di fare. Hai notato i cambi? Giocano piu’ o meno tutti, fosse anche per pochi attimi di partita. Anche chi ha la carrozzina che ci passa un’astronave, o chi e’ ancora troppo acerbo per esser buttato nella mischia. È un bel esempio il far giocare tutti. E’ cosi che si crea la passione per questo sport, che a mio parere deve essere un gioco, competitivo, certo, ma anche educativo. Una squadra che gioca con grinta, che vuole vincere, che vuole fare bene, ma che vive la cosa in maniera molto sportiva. Sarà l’ingenuità, sarà l’inesperienza, sarà che comunque vada sarà un successo ma i "tigrotti" mi hanno proprio entusiasmato. Non voglio dire che altre squadre hanno perso il valore della sportività, assolutamente, ho visto in campo partite dure ma corrette. Ho visto abbracci e strette di mano a fine gara, lacrime di gioia e pianti per l’occasione persa. Ma ho sentito anche qualche mugugno, qualche protesta che davvero stonava perché non c'è bisogno di cercare per forza un’alibi, una scusa, una colpa per un risultato non raggiunto. Non è una "lamentela", sia chiaro, da arbitro so che il mio compito è anche quella di "assorbire" (fino ad un certo limite...) lo sfogo e la tensione dei giocatori in campo e della panchina, (tollero un po meno gli sfoghi del pubblico, ma ho fatto il callo anche a questo...) Però è anche giusto sottolineare chi più di altri ha mantenuto alto il livello di correttezza e sportività.
Ho altri volti che ho "registrato". Uno è quello di un padre che mi raccontava, di quanto suo figlio fosse innamorato di questo sport, di come a casa si riguardasse tutte le partite e si rimproverasse dei movimenti sbagliati fatti... e mentre mi parlava gli ho fissato il volto ed era un volto commosso, stanco, ma anche orgoglioso e pieno di amore. Lo stesso amore che ho visto in un giocatore che mi confessava che voleva cambiare squadra e quindi città per giocare di più ma questo comportava diversi sacrifici anche per i genitori..."sono 18 anni che mi seguono alle partite non vorrei stancarli ulteriormente...". Che caro pensiero, no? molte volte si fa una cosa solo perché ci piace, senza pensare a quello che potrebbe comportare per altri. La riconoscenza che questo figlio ha verso il proprio genitore è a dir poco meravigliosa.
Ma devo dire che più ci penso più mi vengono in mente tanti volti, tanti sorrisi che davvero fare dei nomi non è proprio giusto perché sicuramente dimenticherei qualcuno. Ma non è un modo di dire o un pensiero "buonista". È proprio la realtà. Sono diventato arbitro di wheelchair hockey perché volevo dedicare un po' di tempo a ragazzi disabili. Un mondo a me praticamente sconosciuto e che apparentemente non centrava nulla con me... Che ne sapevo io della distrofia e delle altre patologie, dei respiratori, delle barriere, delle carrozzine...? Un sms quando serviva e coscienza pulita! Ecco, devo dire che ho ricevuto mille volte di più di quel poco di tempo che mi "costa" l’arbitraggio. Sia in termini "professionali" che umani.
Un’esperienza che mi porto stretto con orgoglio e che sono felice di condividere con te, con lo staff, con i giocatori, i tifosi gli amici e i colleghi del wheelchair hockey.
Un abbraccio
Andrea
tratto da FIWH










